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22/01/2026

San Gaudenzio: basilica, campanile, cupola ed una leggenda novarese


La festa di San Gaudenzio cade il 22 gennaio ed è per i Novaresi, ma non solo per loro, un momento particolarmente significativo. La prova dell’importanza, che viene data a questo santo si ha oggi dall’affluenza ai suoi annuali festeggiamenti, si ebbe ieri con la costruzione di un complesso monumentale voluto dagli abitanti della città ed in parte da loro direttamente finanziato. 

La basilica

Ideata e progettata dall’ architetto Pellegrino Tibaldi, fu realizzata impiegando diversi decenni.  I lavori iniziarono infatti nel 1577 per terminare nella seconda metà del Seicento. Venne costruita su un’area occupata da un’altra chiesa, nel frattempo abbattuta. Di quest’ultima esiste ancora una traccia all’interno dell’attuale edificio, la cappella dedicata a San Giorgio. Sulla facciata, modificata nell’ Ottocento su progetto dell’Antonelli, venne collocato lo stemma della città di Novara con una precisa iscrizione “civitatis Novarae”. E’ questo un particolare non secondario: indica che la basilica è dei Novaresi. Esiste una sostanziale distinzione, anche giuridica tra “Basilica di san Gaudenzio” e “Duomo di Novara”. Mentre quest’ultimo è la chiesa del vescovo e quindi è un bene ecclesiastico con tutte le conseguenze del caso, la basilica è luogo di culto dei Novaresi, quindi appartiene da sempre alla città. Si può pertanto affermare che è un bene del Comune, sul quale cadono tutti gli oneri anche economici. L’edificio fu voluto e finanziato totalmente dalla cittadinanza di Novara, che scelse di autotassarsi, decidendo di introdurre un’imposta, denominata “sisino”, sull’ acquisto della carne.  

L’immobile religioso che custodisce le ossa di San Gaudenzio presenta una pianta a croce latina con un’unica navata centrale e tre cappelle per lato. Contiene opere pittoriche di notevole pregio, compreso un importante polittico di Gaudenzio Ferrari – “La Natività” – realizzato tra il 1514 e il 1531 e collocato sull’altare maggiore del tempio abbattuto ed ora trasferito nell’ attuale cappella intitolata a San Giorgio sempre all’interno della basilica. Inoltre, all’interno del transetto di sinistra, dove si trova l’altare dedicato a Sant’Adalgiso, è attualmente collocata la statua originale del Salvatore, opera in bronzo dorato di Pietro Zucchi, realizzata nel 1870, rimasta per oltre cent’anni in cima alla cupola: durante l’amministrazione Leonardi, negli anni Settanta del Novecento, venne riportata a terra per restauri e, dopo alterne vicende collegate a questi interventi non fu più ricollocata al vertice dell’opera antonelliana.  Venne sostituita con una copia in vetroresina in grado di resistere alle intemperie. Quella che oggi si vede è dunque una copia.

Il campanile di 93 metri circa è legato alla basilica di San Gaudenzio ma realizzato successivamente - precisamente nel periodo che va dal 1753 al 1786 - su disegno progettuale di Benedetto Alfieri, l’architetto di quel periodo di Casa Savoia. Ha una pianta quadrangolare, gli angoli della base vengono smussati tramite piani inclinati, trasformando la sezione in ottagonale, scelta progettuale voluta per conferire maggiore slancio e dinamismo alla struttura.

Il terzo elemento del complesso architettonico: è la cupola. Il 3 maggio 1838 la Fabbriceria Lapidea affidò ad Alessandro Antonelli il progetto per la realizzazione di una torre per rendere ancora più importante la basilica ed il suo campanile. Il professionista, dopo un lungo studio durato tre anni, presentò nel 1841 il suo elaborato. Antonelli con la proposta novarese anticipa quelle che saranno le idee che applicherà successivamente anche a Torino per la Mole. I disegni dell’opera novarese sono stati infatti predisposti in tempi precedenti a quelli della Mole del capoluogo piemontese. Questi ultimi vanno collocati intorno agli anni Sessanta dell’Ottocento, precisamente datano 1863 e quindi quasi trent’anni dopo.  Proprio a Novara l’architetto cominciò ad esercitarsi in costruzioni ambiziose e cariche di insidie operative tanto che il progetto iniziale subì ben tre modifiche, nel 1841, nel 1855 e nel 1860. La cupola realizzata tra il 1844 e il 1878 è alta 121 metri, per la costruzione venne usata un’enorme quantità di mattoni tutti provenienti dalla fornace novarese Bottacchi. La scarsità di fondi per la prosecuzione dei lavori, le divergenze di veduta tra progettista e committenza furono due delle cause che determinarono una così lunga durata del cantiere. La statua del Salvatore venne collocata il 16 maggio 1878.  Ad oggi la cupola è un’opera incompleta, del progetto antonelliano mancano numerose statue.

Per completare questo breve excursus, è opportuno aggiungere una leggenda, perché come è ben noto intorno ai grandi ed importanti edifici fioriscono e si sviluppano aneddoti, per garantire quel tocco di misterioso che le grandi opere devono avere. Collegato alla basilica di San Gaudenzio c’è un racconto tramandato da generazione in generazione, che ancora oggi trova la sua rappresentazione scenica. Il punto di partenza è il grande lampadario situato al centro del precitato edificio sacro. Si tratta di un’enorme opera con molti fiori in ferro battuto, veri capolavori artistici, opera realizzata per ricordare un evento particolare e miracoloso. Si narra infatti che il primo vescovo di Novara, Gaudenzio appunto, in pieno inverno ricevette in visita il suo più importante e significativo “collega” di Milano, Ambrogio. Per rendere omaggio all’illustre ospite, il presule novarese riuscì ad offrirgli un omaggio floreale, facendo fiorire un roseto.  Ancora oggi, per tenere vivo questo racconto, nei giorni precedenti la festa del patrono di Novara, il lampadario viene calato a terra, i fiori di ferro inseriti nel lampadario in ricordo del lontano prodigio, dopo essere stati rimessi nello splendore originario, sono portati nella sede municipale. Nel giorno poi della festa del Patrono, attraverso le vie della città sono riportati nella basilica. Il corteo vede la partecipazione del sindaco e di tutte le autorità provinciali. Nel tempio il primo cittadino attende il vescovo e a lui offre l’omaggio floreale, simbolo dell’antico avvenimento. Dopo la benedizione episcopale, il lampadario viene ricomposto e torna a dominare l’interno della basilica e a suscitare la meraviglia dei fedeli, che, guardando verso l’alto per rimirare il lampadario, riescono ancora una volta a farsi affascinare dalla realtà mista a leggenda.

FRANCO PERETTI